Cambogia, viaggio tra sorrisi e cicatrici del passato

Articolo pubblicato su http://www.eastjournal.net

La Cambogia, il più piccolo paese dell’Indocina incastonato tra Vietnam, Laos e Thailandia, rappresenta una realtà a sè stante per posizione geografica, storia e cultura.

Attraversata dal Mekong, è un insieme di terre ed acque, segnato dalla presenza del vasto lago Tonlè Sap, alimentato dal grande fiume del Sud Est asiatico. Un paese il cui territorio, nonostante il forte sviluppo degli ultimi anni, è ancora per tre quarti coperto da boschi e da una rigogliosa giungla.

L’esistenza è scandita dai tempi della natura e dal ritmo delle stagioni, quella secca e quella monsonica, le cui piogge gonfiano i fiumi e gli innumerevoli canali, rendendo fertili le risaie e i campi coltivati.

Una terra imperniata di spiritualità, che ruota attorno al volto sereno e ieratico del Buddha, simbolo di una fede profonda radicata nei secoli.

Una nazione piccola ma con un grande passato e radici millenarie: coinvolta nelle guerre indocinesi della metà del XX secolo, capace di regalare all’umanità una delle più straordinarie civiltà della storia, i Khmer, che splendette tra il IX e il XV secolo e al tempo stesso una delle più terrificanti pagine di storia che la nostra civiltà abbia mai conosciuto con i quattro anni di terrore del sanguinoso regime di Pol Pot, la cui follia portò, tra il il 1975 e il 1979 (anno dell’Invasione della Cambogia da parte del Vietnam e della caduta dei khmer rossi), a circa due milioni di persone morte per stenti, fame o torture. Quasi un terzo della popolazione del paese, all’epoca di sette milioni di persone.

Difficile non rimanere ammaliati di fronte alla sublime bellezza dei Templi di Angkor, capitale dell’impero Khmer. Preservata per secoli dalla giungla, è oggi indiscutibilmente uno dei più incredibili siti archeologici al mondo, visitato ogni anno da milioni di turisti, spinti nel piccolo paese asiatico dalla fama più che meritata di questo luogo incantato che ha ispirato Tiziano Terzani a pronunciare queste accorate parole: “ci sono alcuni posti al mondo in cui uno si sente orgoglioso di essere membro della razza umana. Uno di questi è certo Angkor”.

Difficile rimanere insensibili di fronte alle agghiaccianti testimonianze e alle profonde
cicatrici, ancora ben visibili nella società cambogiana, lasciate in eredità da uno dei più folli esperimenti sociali a fini ideologici messi in atto da un regime e da un dittatore: una visita alla famigerata S21, l’ex scuola situata nell’attuale Tuol Sleng Genocide Museum della capitale Phnom Penh o a Choeung Ek, il più noto dei “killing fields”, i campi di sterminio in cui il regime massacrò centinaia di migliaia di persone, non può esser facilmente dimenticata.

Saloth Sar, più conosciuto come Pol Pot o “Fratello numero uno” morì di vecchiaia nel 1998 senza essere mai stato giudicato e aver pagato per i suoi atroci crimini.

La ferita rimane aperta e solo nel 2006 fu istituito un tribunale speciale della Cambogia per far luce sulle responsabilità dei membri del regime dei Khmer Rossi ancora in vita.
Un verdetto definitivo è atteso per il prossimo anno, atto finale di un processo lungo e difficile, fortemente boicottato da ex esponenti del regime ancora influenti nella società cambogiana, nel governo e nei palazzi del potere di Phnom Penh, non visto di buon occhio da grandi potenze quali la Cina, storica alleata dei regimi rossi e perfino dagli Stati Uniti, per paura dell’uscita di documenti compromettenti riguardanti il loro sostegno a Pol Pot durante la sua guerra con il Vietnam, con cui gli USA avevano più di un conto in sospeso.

Ogni famiglia cambogiana ha il suo dramma legato a quei tristi anni. Non è un caso se il 60 % della popolazione del paese non ha compiuto vent’ anni e oltre un terzo ne ha meno di quindici. Un’ intera generazione è stata sterminata. La Cambogia è oggi un paese “senza nonni”.

A partire dagli anni ’90 il paese sta faticosamente e progressivamente cercando di ricostruire il suo tessuto economico e sociale. La situazione economica è migliorata, così come le infrastrutture, la rete viaria e i servizi.

Anche se non ancora ai livelli della vicina Thailandia, la Cambogia sta vivendo un notevole boom turistico, spinto dalla bellezza dei paesaggi, dai prezzi assai modesti per noi occidentali e soprattutto dall’enorme forza evocativa di un luogo straordinario come il sito archeologico di Angkor.

E’ però sufficiente una passeggiata o un giro in bicicletta al di fuori delle aree turistiche per comprendere che i problemi da risolvere sono ancora enormi e che la maggior parte della popolazione vive in condizioni di estrema povertà.

La Cambogia al di là delle sue bellezze più note come Angkor o di alcuni aspetti negativi per i quali è tristemente celebre come la piaga del turismo sessuale minorile o la presenza di mine sul suo territorio è piena di attrattive: meravigliose pagode, villaggi flottanti, incantevoli monasteri

Basta perdersi tra la gente, vivendo attimi di vita reale non previsti nei programmi dei tour turistici per scoprire, grazie a mille piccoli gesti ed episodi quotidiani, quanto grande sia lo spirito e il cuore di un popolo gentile, ospitale e sorridente.

E’ consigliabile, da quelle parti, tenersi in tasca una scorta di tempo per gli imprevisti: puo’ capitare, come è accaduto al sottoscritto, di prendere un tuk tuk con l’intenzione di andare a visitare i templi di Angkor e…finire ospite al matrimonio di un amico del conducente, tra danze scatenate, grandi bevute e portate luculliane!

Benvenuti in Cambogia, il paese dove i problemi quotidiani e un passato doloroso si esorcizzano con la straordinaria forza di un sorriso…