Ucraina: Leopoli, la città dallo spirito mitteleuropeo che odia Putin

Articolo pubblicato su http://www.eastjournal.net

Capoluogo dell’Ucraina occidentale, vicina al confine polacco, Leopoli fu fondata a metà del XIII secolo dal principe della Rus galiziana Danylo Romanovyc che le diede il nome del figlio Lev, da cui deriva il nome ucraino della città, Lviv.

Antica di oltre 750 anni, con una grande e travagliata storia alle spalle, Leopoli è una tra le più affascinanti città dell’Europa orientale, oltre ad essere una storico polo universitario ed uno dei principali centri culturali della nazione.

Risparmiata dalle distruzioni della seconda guerra mondiale, il suo patrimonio architettonico è rimasto intatto e lo splendido centro storico, inserito dall’Unesco dal 1998 tra i siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità, racchiude epoche e stili differenti che vanno dal gotico latino al barocco-rococò, dal manierismo al rinascimentale. Chiese cattoliche, ortodosse, templi armeni e sinagoghe convivono armonicamente le une accanto alle altre, conferendo a Leopoli un carattere unico.

Attorno a Ploshcha Rynok, l’antica piazza del mercato cuore pulsante del centro storico, si respira un clima cosmopolita e multietnico che evoca atmosfere mitteleuropee: le strade pullulano di vita, di caffè e di pasticcerie in stile austro-ungarico, punto di ritrovo di eleganti signore e dei numerosi studenti che animano la città. Un dolce aroma di caffè e cioccolata pervade le strette e acciottolate vie della città vecchia.

Evidente è l’influenza del passato e delle precedenti incarnazioni di Lviv: l’austriaca Lemberg e la polacca Lwòw. Ben poca traccia è invece rimasta dell’eredità sovietica. Qualche sparuto palazzone grigio dell’epoca comunista è ancora presente in periferia, ben lontano dal centro storico, ma non è certo questo lo stile architettonico che caratterizza Lviv.

La città è una delle principali culle della cultura ucraina. Preservare l’identità nazionale è una questione di grande importanza e di orgoglio per i suoi cittadini e da quando il paese ha raggiunto l’indipendenza i leopolitani fanno del loro meglio per tutelare ciò che li lega al patrimonio culturale ucraino. A partire dal secondo dopoguerra Leopoli è sempre stata l’avamposto della resistenza ucraina alla dominazione sovietica. Fu proprio qui che, subito dopo il crollo dell’Urss, fu abbattuta la prima statua di Lenin, rimpiazzata con quella del poeta ed eroe nazionale Taras Schevchenko. Oggi, nonostante la situazione a Leopoli sia tranquilla e la città non sia direttamente coinvolta nella guerra, molti giovani di Lviv sono chiamati alle armi, si arruolano nell’esercito ucraino e partono per il sanguinoso conflitto che si sta combattendo nell’est del paese.

Giunsi a Leopoli nella primavera del 2013, in tempi di pace, dopo un breve viaggio in terra ucraina che mi vide visitare Odessa e la capitale Kiev nel corso del quale, sinceramente, non avvertii alcun refolo del forte, gelido e triste vento di guerra che oggi spira sul paese. Fin dalle prime chiacchierate con i locali, mi resi però conto di quanto da quelle parti Putin fosse poco amato. Oggi la situazione, alla luce dell’annessione della Crimea e dalla guerra che infuria nel Donbass, è ben più tesa. Da quanto mi racconta l’amico Vitalii che mi ha accompagnato alla scoperta della sua città, non è difficile vedere affisse sui muri di Leopoli caricature del leader russo con i baffetti da Hitler. Sulle bancarelle della città si trovano magliette e gadgets di scherno o di odio nei confronti dello “Zar”, la cui immagine è persino stampata su rotoli di carta igienica o affissa nei gabinetti di alcuni locali cittadini.

L’annessione della Crimea da parte della Russia è considerata alla stregua di quella dei Sudeti voluta da Hitler nel 1938, e il leader sovietico è visto da gran parte dei cittadini di Lviv come “il nuovo Hitler”. Un’opinione e un accostamento frutto dei tragici eventi attuali e di retaggi storici del passato, tra il sentimento di paura per un ritorno all’epoca sovietica e i tempi della dominazione tedesca tra il 1941 e il 1944, in cui il dittatore tedesco fu responsabile dello sterminio della comunità ebraica della città: delle duecentomila persone che vi facevano parte all’alba della seconda guerra mondiale solo poco più di trecento sopravvissero alla fine del conflitto.

Benvenuti nelle atmosfere mitteleuropee di Leopoli, la “piccola Parigi dell’Est” che odia Putin e, dal suo Alto Castello, mostra orgogliosa il vessillo giallo-blu della bandiera ucraina…qui il reportage fotografico