Bangladesh: L’estremismo islamico si diffonde nel paese

Articolo pubblicato su http://www.eastjournal.net

L’attuale territorio del Bangladesh fu una colonia britannica fino al 1947 e fece parte del Pakistan fino al 1971. Dopo una cruenta e sanguinosa guerra civile che oppose gli islamisti di lingua Urdu ai liberali di lingua Bangla, nacque l’odierno Bangladesh, una nazione indipendente, formalmente laica.

La versione dell’osservanza islamica dei 160 milioni di abitanti del paese, terzo nel mondo tra le maggiori nazioni a maggioranza musulmana, è stata storicamente moderata, pesantemente influenzata dalle fedi dei paesi vicini, come dimostrano i numerosi fedeli di religione induista, e dalla tradizione sufi dell’Islam.

La religione tradizionale è però rimasta profondamente radicata, politicamente rappresentata dagli islamisti del partito Jamaat Islami, una lobby conservatrice sempre più potente, e da alcuni elementi del Bangladesh National Party(BNP), oggi guidato da Khaleda Zia.

Negli ultimi anni la storica battaglia tra le forze della destra religiosa e la sinistra laica ha ripreso vigore. L’estremismo che si sta pericolosamente diffondendo nel paese è in parte frutto di questa contesa, in parte di dinamiche più profonde.

Il Bangladesh, seppur con una economia in crescita e indicatori socio-economici in miglioramento, rimane uno dei paesi più poveri al mondo. Approfittando della miseria e della disoccupazione, negli slum della capitale Dacca e nelle problematiche aree rurali del paese, politici senza scrupoli di destra e di sinistra reclutano bande di delinquenti per raggiungere i propi fini e imporre la loro legge nelle strade. Numerose organizzazioni religiose ultraconservatrici hanno da anni istituito scuole gratuite per i più poveri, con dormitori e moschee, aiutando la popolazione ma al tempo stresso radicalizzando la propria propaganda.

Non è difficile in questo contesto di disperazione influenzare e mobilitare le masse, in un paese dove un lavoro dignitoso è per i più una chimera e metà della popolazione ha meno di 25 anni.

Questa esplosiva miscela di fattori a breve e a lungo termine ha creato terreno fertile alla frangia più violenta e pericolosa, quella dei jihadisti.

In Bangladesh sono presenti da decenni piccoli gruppi di estremisti locali ma oggi a preoccupare maggiormente è il recente interesse per il paese di ben note e strutturate organizzazioni internazionali, come Al Qaeda e lo Stato Islamico.

L’Asia meridionale è un area dall’enorme potenziale, bacino di più di un terzo dei musulmani del mondo. Poco più di un anno fa Al Qaeda ha creato una nuova affiliata dal nome di Al Qaeda in South Asia (AQiSA). Ayman Al Zawahiri, capo di Al Qaeda, sta mostrando un forte interesse nei confronti dell’instabile e povero Bangladesh e la propaganda dell’organizzazione si è fortemente concentrata sul paese. La tattica prescelta non è più quella di attentati di massa, una volta prerogativa di Al Qaeda, bensi’ quella di colpire bersagli scelti con cura, altamente simbolici: negli ultimi 18 mesi numerosi blogger laici o atei sono stati attaccati e nell’ultimo anno ben 4 sono stai assassinati, assaliti in strada o nelle loro case, a colpi di machete. Agli occhi degli estremisti i blogger e gli attivisti laici che rivendicano il pluralismo e i diritti delle donne sono traditori deviati filo occidentali o addirittura apostati meritevoli di morte.

Vari attentati ed omicidi sono stati rivendicati da un gruppo chiamato Ansarullah Bangla Team, che da tempo ha di mira gli attivisti e che le autorità collegano ad Al Qaeda in South Asia.

Il recente incremento di questi episodi potrebbe esser in parte dovuto ad una competizione tra estremisti e alla concorrenza da parte dello Stato Islamico. La rivalità tra Al Qaeda e l’Isis, che nel 2013 si è staccato dall’associazione madre, è grande e si estende ormai in diverse aree del mondo. I due leader Al Zawahiri e al Baghdadi si detestano e le due organizzazioni sono tra loro in lotta per il reclutamento, per i vitali finanziamenti dovuti alle donazioni e per il ruolo di leader del movimento jihadista globale.

L’assasinio del cooperante italiano Cesare Tavella, colpito a morte a Dacca poco più di un mese fa durante una seduta di jogging nel quartiere diplomatico di Gulshan, potrebbe esser legato a questa competizione interna tra estremisti, spinti ad attacchi sempre più ambiziosi e simbolici, alla ricerca di obiettivi che attirino l’attenzione, mettano in crisi le organizzazioni rivali, motivino i propri membri e polarizzino le rispettive comunità.

L’assasinio di Tavella è stato classificato dalle autorità come un “episodio isolato”. Nonostante le rivendicazioni sul web di un gruppo che si dice legato al Califfo al Baghdadi non ci sono ad oggi prove certe che l’omicidio sia da attribuire a gruppi legati all’Isis, ad Al Qaeda in South Asia o a un fanatico isolato. E' però un episodio molto grave, da non sottovalutare, che va ad aggiungersi ai tanti altri verificatisi nel recente periodo, e va visto all’interno di un contesto più ampio e preoccupante, che potrebbe spingere il paese in una pericolosa spirale di intolleranza ed estremismo impensabile fino a pochi anni fa….Qui il reportage fotografico